Create Your First Project
Start adding your projects to your portfolio. Click on "Manage Projects" to get started
Andrea Bruno. Possibili Torino
Tipo di progetto
Mostra d'archivio
Data
6–28 giugno 2026
Luogo
Torino
Mostra a cura di Cristiana Chiorino, Andrea Bruno jr. e Giovanni Fenoglio — Torino, 6–28 giugno 2026
La Torino che viviamo ogni giorno è solo una delle sue versioni possibili. Andrea Bruno (1931–2025) lo sapeva meglio di chiunque altro: per questa città barocca immaginò trasformazioni audaci, alcune realizzate, altre rimaste sulla carta, altrettante città parallele. Possibili Torino le ha raccolte, restituendo il ritratto di un architetto che ha sempre rifiutato le risposte già scritte.
Per Bruno il restauro non è mai stato conservazione feticista né ritorno a un'origine mitica, ma un atto critico di interpretazione: "la trasformazione è l'unica garanzia di conservazione delle memorie attraverso l'architettura". Il suo intero percorso è racchiuso in una formula precisa — "fare, rifare, disfare l'architettura" — dove ogni progetto è un dialogo serrato tra epoche diverse, che aggiunge nuovi segni al palinsesto della storia senza negare quelli precedenti.
Il percorso espositivo attraversava anzitutto la Torino reale e tangibile degli interventi più celebri, quelli che hanno scardinato la rigida museografia italiana. Su tutti la trasformazione del Castello di Rivoli in Museo d'Arte Contemporanea: un gigante barocco rimasto incompiuto che Bruno non ha mai preteso di completare, scegliendo di congelare il non-finito nel tempo e di innestarvi elementi di coraggiosa contemporaneità — la celebre scala sospesa nel vuoto, la ridefinizione della Manica Lunga — trasformando la lacuna in condizione progettuale. Diversa la natura del Museo di Scienze Naturali, immaginato dal 1979 negli spazi dell'ex Ospedale San Giovanni: un hub della memoria collettiva costruito attorno allo scheletro ottocentesco di una balena, "Arca di Noè" che spariglia le regole tradizionali dell'esposizione scientifica. E poi il paradosso più affascinante, un segreto sotto il cuore della città sabauda: la Sala Ipogea di Palazzo Carignano (1985–96), progettata sotto il cortile centrale, con le fondazioni preesistenti lasciate nude e visibili come pagine di un libro mai chiuso — opera ultimata ma mai aperta al pubblico, sospesa in un limbo diventato esso stesso una dichiarazione.
Il viaggio si faceva più libero tra i taccuini e i progetti mai realizzati: non sogni abbandonati, ma ipotesi di grande rigore, capaci ancora oggi di interrogare le scelte che la città ha compiuto — o mancato. La Facoltà di Agraria e Veterinaria insediata nella palazzina di caccia di Stupinigi, le enormi teche di animali impagliati che uscivano letteralmente dalle finestre dell'antico Ospedale di San Giovanni, la sala conferenze ipogea scavata nel fossato di Palazzo Madama: ogni progetto non realizzato era una città parallela. Il racconto si chiudeva con una storia che sembra scritta dal destino: la teca d'avanguardia progettata nel 1993 per la Sacra Sindone, indistruttibile e schermata contro il fuoco, che i vigili del fuoco dovettero infrangere durante l'incendio del 1997 per mettere in salvo il lenzuolo sacro mentre le fiamme divoravano la cappella guariniana.
Possibili Torino non è stata una celebrazione nostalgica, ma una lettura critica e dinamica: il ritratto di un architetto che ha fatto della dissonanza un metodo, rifiutando ogni mimetismo. La lezione di Andrea Bruno resta quanto mai attuale — l'architettura non è cristallizzazione, ma energia vitale proiettata nel futuro.
Promossa da Ramo d'Oro e studio associato comunicArch
Curatela Andrea Bruno jr., Cristiana Chiorino, Giovanni Fenoglio, con il contributo di Giorgio Danesi e Ugo Bruno
Patrocinio Università Iuav di Venezia
Media partner Il Giornale dell'Architettura
L'archivio di Andrea Bruno è stato donato all'Archivio Progetti Iuav; la mostra si è inserita nelle attività di valorizzazione del fondo.


























































